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COMUNE DI MANDURIA

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Il Collegium Scholarum Piarum di Roberto Bozza

testo tratto dal periodico Quaderni Archeo a cura dell' ArcheoClub di Manduria n° 3 di marzo 1988. La ricerca storica fu svolta, ottimamente, da Rino Contessa, che ha peraltro di recente ancor più approfondito gli studi, pubblicandone i risultati, ed attraverso essa è stato possibile aprire un panorama ampio ed illumi­nante sull'antica fabbrica e sulle trasformazioni che ivi si realizzarono. Ci sembra perciò doveroso riportare, sebbene in forma necessaria­mente assai sintetica, alcune tra le molte notizie raccolte da Contessa, e che costituiscono il fondamento di qualsivoglia ipotesi di restauro scientifico del Collegium. L'antico complesso, convento e chiesa, costítuisce una delle due grandi e scenografiche quinte architettoniche barocche della piazza Garibaldi, tuttora cuore pulsante della città, imponenti per dimensioni, qualità del segno e ruolo. Assieme all'altra e straordinaria quinta, il Pa­lazzo Imperiali, è tuttavia immiserito ed oppresso da recenti trasforma­zioni e manomissioni edilizie, che hanno permesso 1'inserimento di or­ribili edifici moderni nel contesto della piazza storica, e per i quali, in assenza di altri prowedimenti, ci si augura che il tempo ed il rapido de­terioramento dei materiali facciano doverosa giustizia. Ma passiamo ora a descrivere le più significative fasi storiche e le trasformazioni documentate che interessarono 1'ex convento Scolopi, «... il più bel costruito, e spazioso della Provincia...»,1 ed in particolare L'ordine religioso dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie (o Scolopi) venne fondato il 1617 da S. Giuseppe di Ca­lasanzio, con la precipua finalità dell'istruzione ed assistenza della gio­ventù, specialmente la più povera.

 L'insediamento di quell'ordine a Casalnovo fu sostanziale opera di un sacerdote del clero diocesano, don Giacomo Antonio Carrozzo, be­nestante,2 nato il 10 marzo 1620 e figlio di Saracino e di Rosanna Di Donno. Egli, nell'anno 1681, .. per fare opera grata a Dio e alli suoi concittadini determinò di chiamare in Casalnuovo la Religione delle Scuole Pie e costituirla erede di quei beni che godeva, e come determinò, cosi fece... si venne all'atto della stipola della donazione irrevocabile tra vivi, quale fu rogata per mano del notaro Gio. Battista Nasuti di Ca­salnuovo a 12 novembre 1681.L'istituzione dell'ordine scolopico, awersata per otto anni da Cap­puccini, Serviti, Domenicani ed Agostiniani ma caldeggiata dal Capito­lo della Collegiata cittadina e dai Riformati, awenne solo dopo la morte del Carrozzo (1682), e «doppo tanti rancori et imbarazzi,>, il 6 giugno 1688, giorno di Pentecoste, fu consacrata la nuova chiesa. Riportiamo qui di seguito, ed integralmente, alcune considerazioni di Contessa riguardo alla cronologia di chiesa e convento: ...ebbero tempi di costruzione differenti. Secondo P. Martino Gaudioso nel suo articolo Le fondazioni delle Case Scolopiche in Terra d'Otranto,4 si iniziò con il convento nel 1696, ampliando le case del Carrozzo; nel 1701 il P. Generale Francesco Zanoni be­nedì la prima pietra della nuova chiesa. A sua volta la fabbrica della chiesa andò avanti diversi anni per terminarsi nel 1741, anno inciso sul fastigio della facciata. La chiesa, dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo, è forse la chiesa più bella di Manduria, "per il sapiente rapporto tra interno ed esterno". 2 Rino Contessa documenta una lettera del Padre Provinciale Tommaso Simone scritta da Cam i il 17 settembre 1681 al Padre Generale e conservata nell'Archivio Provincialé di Napoli, dalpa quale apprendiamo che 1'avere di Giacomo Antonio Carrozzo <`...ascendeva a 10.000 ducati che non è poco, ne da dispregiarsi,> ed inoltre «...che in questa terra vi sono persone facoltose, che hanno in pensiero di mettere anche la loro parte» ed infine `<che vi sono altri giovani dì questi gentil'huomini che desiderano anche I'habito nostro >. In G. Cor~TEssA, IL Palatium Civitatis Man­duria: da Collegium Scholarum Piarum a palazzo di Città, estt. da «Cenaclo>,, VI (Taranto, 1994). 3 Documento tratto dal Regestum Provinciarum, XXVI Manduria 125 presso 1'Archivio Provin­ciale delle Scuole Pie di Napoli. G. CorrrrssA, op. cit. 4 Estratto da <`Ricerche e studi in Terra d'Otranto», II, Campi Salentina, 1988. 5 Secondoilgiudizio di P.Celestino Giannelli,in Guida Annuario diMandurin 1984-1935 a cura di Rino Contessa e Peppo Marzo. A ricordo del benefattore Giacomo Antonio Carrozzo i padri Scolopi fecero scolpire su uno spigolo della facciata e sulla volta dell'androne del collegio lo stemma della famiglia Carrozza alias Contissa... Le ricerche condotte, e segnatamente quelle del P. Martino Gaudio­so, permettono di attribuire con certezza il progetto della chiesa e del collegio a tal Fratel Vito di S. Giovanni, operario degli Scolopi. Ma torniamo alla ricostruzione di Contessa: Fratello Vito di S. Giovanni, al secolo Vito Leonardo Di Tonno, figlio di mastro Francesco e di Antonia La Sorella (della Terra di Noci) nacque il 5 settembre 1660 a Turi; fece la professione solenne il 27.12.1683 e morì per ictus cerebrale plenus laboribus et meritis a Manduria 1'8.8.1730. Religioso, buono, santo, osservante, indefesso nel lavoro, caritatevole verso i malati, fu soprattutto in Architectura peritissimus; richiesto da committenti facoltosi, come signori e vescovi, non tratteneva mai per sé alcun compenso, ma tutto destinava alla costruzione della fabbrica del collegio e della chiesa di Casalnuovo, dei quali lavori si occupò per lo spazio di 30 anni.

Per 62 anni il convento venne convenientemente utilizzato dall'ordine. Il 1807 un decreto di Gioacchino Murat ne ordinava la soppressione; gli ultimi padri ivi rimasti lo lasciarono definitivamente nel 1818, e nel 1819 il convento fu assegnato al collegio delle Scuole Pie di Francavilla Fontana «a causa di supplemento di dotazione in compenso di poca rendita". Raggiunta 1'unità d'Italia e «cessata la bufera politica che tante vittime in tanti modi e per cause diverse fece registrare alla storia>,, dopo 1'epidemia di colera del 1865 che nella sola Manduria fece più di 400 vittime, iniziò un fervore di operosità e di progetti rivolti a realizzare, con appropriate opere, il pubblico interesse e ad assicurare un'adeguata crescita civile della città. Tra tutte quelle da intraprendersi apparve più urgente e prioritaria, sin dal 1861, 1'utilizzazione come sede municipale del vecchio collegio, che nel frattempo s'era degradato, adibendosi in fitto per deposito di cereali, oli, latticini, strame ed altro e per officine di bassi mestieri. Ed intanto sarebbe vantaggiosissimo a questo municipio, che difetta di opportuna località per casa comunale, per tutti gli uffici e stabilimenti, che ne dipendono siccome per tutti gli altri uffici mandamentali e scolastici, telegrafici e per guardia nazionale». A causa della nuova soppressione dei beni ecclesiastici del 1866, con la quale in forza dell'art. 11 del R.D. n° 3036/1866 si stabiliva che tutti i beni degli enti religiosi soppressi fossero devoluti al demanio dello Stato, il Collegio rimase nuovamente e definitivamente abbandonato. Il problema di un'appropriata e dignitosa sede municipale fu compiutamente e decisamente affrontato tra 1'anno 1875 ed il 1880. Il 12 maggio 1878 1'Intendenza di Finanza di Terra d'Otranto, con un bando in pari data, avvisava che il 2 giugno si sarebbero tenuti i "pubblici incanti" per 1'aggiudicazione al migliore offerente delle Scuole Pie di Francavilla, situate nel comune di Manduria, oramai incamerate dal demanio statale e suddivise in 7 lotti, per un totale di lire 17.717,80 a base d'asta. Iniziò a questo punto un affannoso susseguirsi di iniziative e provvedimenti da parte della pubblica Amministrazione, rivolte ad assicurare lo storico complesso al patrimonio comunale di Manduria.

Le più importanti tappe del percorso, certo non semplice, e che richiese agli amministratori dell'epoca notevole intraprendenza, coraggio e 1'assunzione anche di gravi responsabilità patrimoniali, furono senz'altro quelle delle assise consiliari del 17 maggio 1878 (istituzione d'una prima commissione per la richiesta delle autorizzazioni), del 28 dello stesso mese (decisione di partecipare all'incanto e nomina della commissione all'uopo incaricata), e del 6 giugno 1878, con cui si prendeva atto dell'ormai avvenuta aggiudicazione di tutti e sette i lotti a favore del Comune di Manduria, per la somma di lire 17.902 oltre le spese. Iniziava a questo punto la fase del restauro e del riattamento dell'immobile, durante la quale si succedettero incarichi per le relative progettazioni a numerosi professionisti. Una prima proposta, datata Napoli 16.4.1879 e di cui si sono potuti trovare i disegni, è senz'altro da attribuirsi alla mano dell'ing. Eugenio M. Schiavoni. Venne in seguito incaricato 1'ingegnere comunale, Fernando De Grassi, che propose, tra 1'altro, un singolare ed non attuato rimaneggiamento della facciata principale in chiave eclettica. Un'ulteriore soluzione venne infine commissionata, il 1885, all'ing Nicola Schiavoni Tafuri. Resta perciò aperto il problema della paternità, quantomeno, delle principali trasformazioni tuttora apprezzabili, e che portarono, tra 1'altro, al rimaneggiamento della facciata su Piazza Garibaldi, alla sostanziale modifica dei collegamenti verticali, alla «... soppressione cioè della scala esterna e del ballatoio lungo il fronte, consigliato a ciò dalla mala abitudine del nostro popolo, che ne avrebbe fatto comodo ed abituale ritrovo. Ho creduto invece sostituirvi uno zoccolo in pietra dura, il quale, benché non eviti del tutto il precennato inconveniente, sarà per lo meno più facile tenere sgombro e più rispettato>,, come riferiva 1'ing. E.M. Schiavoni. Per dirla con le parole di R. Contessa:...escludendo 1'ingegnere Nicola Schiavoni Tafuri (il progetto del quale, pur essendo «stato fatto con tutta quella diligenza ed esat­tezza che potevasi mai desiderare, e che ognuno riconosce nel giovane ingegnere", fu bocciato... restano gli altri due: 1' ing. Fernando De Grassi e 1'ing. Eugenio M. Schiavoni. Ma chi fu il direttore dei lavori, che si protrassero per tutti quegli anni? Purtroppo, non conosciamo nel particolare 1'intervento progetta­to dall'ingegnare Eugenio M. Schiavoni, il primo incaricato. I documenti rimasti sono molto esigui per dare risposte, tuttavia... chi, con molta probabilità, seguì i lavori in qualità di direttore fu 1'ingegnere comunale De Grassi, più strettamente legato agli in­teressi dell'Amministrazione, al quale si chiese anche il progetto di restauro di una parte del fabbricato. I caratteri stilistici, decorativi ed architettonici del grande chiostro centrale, conchiuso ai quattro lati dai fornici dell'ampio porticato, sem­brano invece ancor oggi, almeno nella gran parte, quelli pensati e realizzati da Frate Vito di S. Giovanni. Il definitivo trasferimento degli uffici comunali nella nuova sede avvenne, probabilmente, tra la fine del 1885 e gli inizi del 1886, dopo la seconda epidemia di colera.

Difatti ancora nel 1885 si stavano ultimando lavori vari di rifinitura, in legno, ferro e muratura, nonché il marciapiede lungo il fronte del palazzo, il portone d'ingresso e 1'imbiancatura della sua facciata principale. Infine la nuova sede prese a funzionare, ospitando al suo interno «...gli uffici: di conciliazione, posta e telegrafo, le undici classi elementari, la Congregazione di Carità, la pretura mandamentale, 1'esattoria fondiaria, tasse e registro, la biblioteca, tutti i necessari gabinetti agli uffici civili, la gran sala del Consiglio e la casa del bidello...Uffici, com'è dato vedere, ancora oggi in gran parte allocati nel palazzo, se si fa eccezione per le scuole, la posta e la pretura, quest' ultima trasferitasi in altra sede da circa tre anni. assenza di manutenzione delle facciate e dei giunti delle murature. A1 degrado derivato da tale situazione, anche in questo caso, venne posto, in anni meno recenti, prowisorio rimedio, adottando una tera­pia sintomatica, consistente, spesso, nel ripristino della facciata ammalorata con un intonachino a base di calce, che, ricoprendone omogenea­mente parti deteriorate e non, ne restituiva una complessìva quanto ap­parente integrità ed unitarietà. Al di sotto di tale strato d'intonaco, tuttavia, resta innescato il progressivo deterioramento del materiale lapideo. Torniamo ora al nostro Collegium. Ulteriori danni, tra cui 1'imbibi­zione dei rinfianchi delle volte, sono imputabili, al primo piano, alle in­filtrazioni, spesso copiose, di acque dai lastrici solari sconnessi e dete­riorati e da altri punti ben individuati. A parte ciò, e come già anticipato, notevoli problemi, questa volta sul piano dei costi dei relativi ripristini, appaiono connessi a restauri mal eseguiti (la stilatura che definisco "a tagliatelle" nel lato destro del porticato del chiostro, maldestramente riportata a faccia vista), all'in­troduzione di materiali e finiture tipologicamente, funzionalmente ed esteticamente inidonei (pavimenti in marmette e ceramica; serramenti di tipo non tradizionale; porte interne sgradevoli o improprie; rivesti­menti e controsoffittature lignei in puro stile "chalet svizzero"), alle improvide pitturazioni delle volte affrescate (o decorate a tempera?) del grande corridoio perimetrale del primo piano, ai pesanti strati di rive­ stimento ad intonaco della facciata principale. In molte altre parti del complesso, invece, appaiono carenti (o assenti) le normali manutenzioni. Ulteriori ed inaccettabili elementi di disturbo sono infine rappre­sentati dalla selva di tubi, cavi e canaline, relativi agli impianti tecno­logici, eseguiti senza organicità ed in tempi diversi in relazione alle nuove e diverse esigenze funzionali degli uffici.    

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